Il checkerboard, o scacchiera, non è mai scomparso. Era lì, sospeso tra il pavimento di una trattoria anni ’50 e il foyer di un albergo viennese. Oggi, però, ne parliamo come di una rinascita. Che cosa è cambiato? Forse il fatto che non lo si usa più come semplice motivo decorativo, ma come strumento per generare profondità, ritmo, persino una certa tensione narrativa tra materiali diversi. Il pattern play – così lo chiamano i trend report per il 2025-2026 – diventa una strategia progettuale, quasi un modo per firmare lo spazio.
Il pattern come narrazione spaziale
Se osserviamo le ultime collezioni di ceramica e superfici, il ritorno della scacchiera si presenta con un approccio quasi archeologico: si scava nella memoria del motivo classico per estrarne variazioni contemporanee. Non più solo bianco e nero, ma combinazioni inedite. Resina su marmo, pietra su pelle: l’accostamento di textures differenti trasforma il pattern in una micro-architettura. Il formato 15x15, tipico delle piastrelle a mosaico, viene ripreso e ingrandito fino a diventare modulo dominante, capace di scandire lo spazio con un ritmo quasi musicale. E se il pavimento diventasse una partitura?
Quadrille: l’eleganza del dubbio
Tra le interpretazioni più interessanti c’è Quadrille di Decoratori Bassanesi. Il nome evoca la danza, ma anche la quadriglia come schema geometrico. Qui il 15x15 non è solo un formato: è la cellula base di un discorso visivo che alterna pieni e vuoti, opaco e lucido, caldo e freddo. I materiali giocano sull’effetto sorpresa: dove ci si aspetterebbe una continuità cromatica, si incontra una giunzione tattile. Non si tratta di pattern ripetitivo, ma di un tessuto spaziale che invita a percorrerlo. È minimalismo? Forse, ma con un guizzo pop nel contrasto deciso.
Materiali in dialogo: stone effect e contrasti materici
Un aspetto cruciale di questa tendenza è la scelta delle materie. Lo stone effect – la resa della pietra naturale – si sposa con inserti in resina o pelle per creare una scacchiera che non è più bidimensionale. La superficie diventa un rilievo, quasi un bassorilievo tattile. Che cosa cambia se si decide di alternare lastre di marmo e pannelli in resina? La luce radente modella il pattern, lo fa vivere. E il progettista si trova a scegliere non solo un disegno, ma un’esperienza percettiva. In un ambiente contemporaneo, può essere il pavimento a raccontare la stratificazione delle funzioni: zona giorno, zona notte, passaggio.
Dal pavimento alla parete: il pattern come quinta
Non solo superfici orizzontali. La scacchiera rivive in verticale, come rivestimento di pareti o pannelli divisori. In questo caso, il formato 15x15 si alleggerisce: si può presentare in griglie modulari che creano un effetto arazzo contemporaneo. E se la scacchiera diventasse la firma di un ingresso, la soglia tra esterno e interno? L’idea è che il pattern non debba necessariamente dominare, ma possa accompagnare lo sguardo, suggerire un percorso. In un open space, una parete scacchiera può separare senza chiudere, giocando con la trasparenza materica.
Pattern play 2025-2026: oltre la decorazione
I report internazionali indicano nel pattern play una delle macro-tendenze del design ceramico per i prossimi anni. Ma cosa significa esattamente? Non è solo un’estetica: è un approccio che considera il motivo geometrico come generatore di spazio. La scacchiera, nella sua essenza, è il più antico sistema di ordinamento visivo: due elementi si alternano e creano una trama. Oggi, però, si cerca di scardinare quella trama, di renderla asimmetrica, di interromperla con inserti a sorpresa. Le collezioni più interessanti – come quelle firmate da studi di design e manifatture storiche – lavorano proprio su questo confine tra ordine e caos.
Resta una domanda: fino a che punto il pattern può essere protagonista senza diventare rumore visivo? Forse la risposta sta nella capacità di bilanciare contrasti e ripetizioni, di dosare l’effetto come si farebbe con un accordo musicale. E se la prossima frontiera fosse l’integrazione di questi pattern con sistemi di illuminazione integrati o moduli interattivi? Il pavimento o la parete potrebbero non essere più statici, ma diventare superfici responsive. È un’ipotesi che lascia aperto il dibattito, ma intanto la scacchiera – quella classica, riletta – è già tornata a calpestare i nostri spazi con passo deciso.
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