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ArchitectsAdvisor Blog — Notizie e Tendenze dal Mondo dell’Architettura

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Legno Microforato: Come Cambia l'Acustica degli Open Space

Un problema che si sente, prima di vederlo

Chi progetta spazi aperti – uffici, loft, studi condivisi – sa bene che l'acustica non è un optional. Il rumore diffuso, il riverbero tra superfici dure, il sovrapporsi di conversazioni: tutto contribuisce a un affaticamento mentale che, alla lunga, mina la produttività e il benessere. Si può intervenire in molti modi, ma c'è un materiale che sta guadagnando una popolarità particolare: il legno microforato. Non è solo una questione di assorbimento acustico; è anche un modo per portare calore e naturalità in ambienti che altrimenti rischierebbero di essere asettici. Che cosa cambia, quando si sceglie un pannello fonoassorbente in legno? E quali sono i criteri che dovrebbero guidare un architetto o un committente?

Come funziona il legno microforato

Il principio è semplice quanto ingegnoso. Una lastra di legno (spesso multistrato di betulla, frassino o rovere) viene forata con microfori di diametro variabile, tipicamente tra 1 e 4 mm. Questi fori, combinati con un tessuto acustico o un feltro sul retro, trasformano la superficie in un assorbitore acustico a pannello, efficace soprattutto sulle medie e alte frequenze – quelle della voce umana, per intenderci. Il suono entra nei fori, si smorza nel materiale poroso sottostante e non rimbalza più. Il risultato? Un ambiente più silenzioso, ma non morto: il legno conserva una certa riflessione, evitando quella sensazione di ovattamento totale che a volte è sgradita.

Parete o controsoffitto: dove collocarli?

Uno dei primi dilemmi riguarda la posizione. Su parete, i pannelli di legno microforato diventano elementi decorativi a tutti gli effetti: possono rivestire intere pareti o solo fasce acustiche strategiche (ad esempio dietro le postazioni di lavoro). Su controsoffitto, invece, lavorano in modo diffuso, assorbendo il suono dall'alto e riducendo il riverbero generale. In un open space, spesso si sceglie di combinare entrambe le soluzioni: un controsoffitto acustico per l’assorbimento di base e pareti microforate in corrispondenza delle zone più rumorose (ad esempio le aree break o le postazioni telefoniche). Quale trade-off si accetta fra estetica e funzionalità? Dipende dall'altezza del soffitto, dall'illuminazione e dal budget.

Un materiale che parla di cura

Al di là dei dati tecnici – coefficienti di assorbimento (NRC), classi di reazione al fuoco – ciò che rende interessante il legno microforato è la sua capacità di coniugare prestazione e atmosfera. In un mondo di materiali sintetici e pannelli in schiuma a vista, il legno offre una tattilità e una variabilità cromatica che difficilmente passano inosservate. E poi c'è la questione della sostenibilità: se certificato FSC/PEFC, il legno è un materiale rinnovabile, con un’impronta di carbonio bassa rispetto ad altri prodotti acustici. Ma attenzione: la finitura superficiale (vernici, oli, lacche) può alterare le proprietà acustiche? Sì, perché un film spesso può occludere parzialmente i microfori. Meglio optare per finiture traspiranti o trattamenti che non sigillino i pori.

I costi: una domanda aperta

Parlare di costi medi è sempre delicato, perché variano in base a essenza, spessore, tipo di foratura e finitura. In linea di massima, i pannelli microforati si collocano in una fascia medio-alta: più economici dei pannelli in listelli masselli ma più costosi dei pannelli in fibra di poliestere. Tuttavia, la durabilità e la possibilità di ottenere un risultato estetico pregiato possono giustificare l'investimento, specie in contesti dove l'immagine conta (showroom, studi legali, direzioni aziendali). Per un committente privato che allestisce un home office, il costo è forse l'ostacolo maggiore, ma si può pensare a una soluzione mista: una parete focale microforata e il resto con pannelli più economici.

Progettare l'acustica come parte del programma

Non basta appendere pannelli a caso. Un buon design acustico parte da una mappatura dei suoni: dove si parla, dove si cammina, dove ci sono macchinari (stampanti, server). Poi si definiscono le superfici da trattare, cercando un equilibrio tra assorbimento e riflessione. In un open space, troppa assorbenza può rendere l'ambiente innaturale e deprimente; troppo poca, caotico. Che cosa succede se si mescolano pannelli microforati con altri materiali acustici (come tendaggi, tappeti, pannelli fonoassorbenti in tessuto)? Si creano zone con risposte diverse, che aiutano a differenziare gli spazi. Un progetto intelligente potrebbe prevedere pannelli in legno microforato con diverso pattern di foratura (fitte nella zona meeting, più rade nella zona relax), per variare l'assorbimento senza rinunciare alla continuità visiva.

E nella casa? Lo scenario del lavoro domestico

Il lavoro da casa ha reso l'acustica domestica una priorità. Non si parla più solo del tecnico che monta il rack, ma del professionista che cerca di isolarsi dal rumore dei figli o della tv. Il legno microforato qui può trovare un' applicazione più intima: una libreria acustica, una parete attrezzata con fodero in legno forato, o persino un controsoffitto parziale. La sfida è integrare l'elemento acustico senza far sembrare la stanza un ufficio. Forse una boiserie microforata che nasconde l'isolamento alle spalle? O un rivestimento a pannelli verticali che slancia l'ambiente? Le possibilità sono molte, ma richiedono una riflessione attenta sul contesto.

Il ruolo della filiera

Un articolo di ArchitectsAdvisor non può ignorare il contributo di chi produce, distribuisce e installa. I pannelli microforati richiedono una precisione di taglio e foratura che non tutti i falegnami sanno garantire. Affidarsi a produttori specializzati è cruciale, ma anche il posatore deve saper gestire le giunzioni e la continuità acustica (eventuali fughe d'aria dietro i pannelli vanificano l'assorbimento). Ecco perché conviene, per un progetto importante, coinvolgere un acustico o un consulente che definisca le prestazioni attese e verifichi in cantiere il risultato. Non si tratta di diffidenza, ma di consapevolezza: un materiale vale quanto il sistema in cui è inserito.

E se la prossima frontiera fosse un legno microforato che integra illuminazione a led o sensori di presenza? Già oggi alcuni produttori offrono pannelli retroilluminati, che uniscono acustica e scenografia luminosa. Forse, in futuro, il pannello non sarà solo un elemento passivo, ma parte di un'interfaccia sensoriale. Quale migliore occasione per ripensare lo spazio aperto come un ambiente che ascolta e risponde?

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